25 GENNAIO

Stamattina abbiamo fatto un piccolo tragitto in pullman e poi siamo stati traghettati sull'isola Agilkia in cui sono stati ricostruiti i templi di Philae. In origine erano sull'isola omonima ma a causa della costruzione della grande diga e al conseguente innalzamento del livello delle acque del Nilo Ŕ stato necessario il trasferimento sulla vicina isola. Anche questa, come quella di Abu Simbel, si annovera tra le opere di alta ingegneria compiute per salvaguardare un patrimonio culturale mondiale. Appena sbarcati abbiamo avvertito un forte profumo di mimosa e infatti Ŕ caratteristica dell'isola la presenza di molti cespugli di questa pianta con fiori molto grandi.

Il primo tempio che si incontra e anche il pi¨ importante Ŕ quello di Iside. L'ingresso Ŕ preceduto da un cortile o "dromos" fiancheggiato da due portici di cui quello a ovest Ŕ costituito da 31 colonne con capitelli misti molto bene conservati. Il monumentale ingresso (pilone di Nectanebo I) reca le immagini del re Tolomeo XII che si rivolge alle divinitÓ Iside, Horus e Hathor. Da una porta secondaria si accede al "Mammisi", un edificio nel quale si adorava l'Iside madre di Hathor, alle pareti infatti si trovano delle decorazioni che rappresentano la nascita, l'infanzia e l'educazione di Hathor. Dalla porta principale, invece, si accede ad un altro cortile e in fondo a questo si erge il secondo pilone, oltrepassando il quale si entra nella sala ipostila formata da 10 colonne che conservano alcune tracce di colorazione. A est del tempio di Iside si trova il tempietto di Hathor e a sud di quest'ultimo sorge il padiglione di Traiano formato da un portico di 14 colonne con capitelli campaniformi e fusti legati tra loro da muri, due dei quali furono decorati. Il padiglione, data la posizione molto vicina alla riva, fu probabilmente utilizzato come luogo di sosta e d'imbarco durante le processioni della dea.

Riattraversato il Nilo siamo ripartiti in pullman verso l'alta diga. E' difficile descrivere la grandiositÓ di quest'opera, al posto delle lettere Ŕ meglio usare i numeri: larga alla base 980 metri e 40 metri alla sommitÓ, lunga 3600 metri e alta 111 metri. Il bacino artificiale (lago Nasser) che ne Ŕ derivato Ŕ lungo quasi 500 chilometri di cui oltre 150 in territorio sudanese e largo in media 10 chilometri con un massimo di 30. Il volume d'acqua trattenuto che Ŕ esorbitante: 150 miliardi di metri cubi, ha risolto i problemi idrici dell'Egitto e del Sudan aumentando le aree coltivabili. Sulla sommitÓ della diga corre una grande strada che collega le due rive e dopo una breve sosta siamo ripartiti in pullman per visitare le antiche cave di granito nelle quali il materiale veniva estratto facendo penetrare nella roccia dei cunei di legno che poi venivano bagnati, in modo che gonfiandosi, producessero il distacco di pannelli quasi perfettamente levigati. La cosa pi¨ notevole presente nella cava Ŕ il cosiddetto obelisco incompiuto, un monolite di granito alto 42 metri che sarebbe stato il pi¨ grande conosciuto se la sua costruzione non fosse stata interrotta a causa di fessure apertesi nella roccia.

Alla fine della visita siamo tornati sulla nave perchŔ doveva salpare alle 11.30. La navigazione sul Nilo essendo fluviale, non presenta problemi di rollio e beccheggio per cui Ŕ molto riposante. Dall'alto del ponte sole o nell'intimitÓ della cabina, Ŕ sempre affascinante e rilassante la vista sulle acque blu scure e sulle rive del grande fiume. I paesaggi sono diversi: dalle coltivazioni di canna da zucchero, bananeti, palmeti ai villaggi che regalano scorci di vita semplice e agreste. Durante la navigazione abbiamo pranzato al ristorante situato al quarto piano dove la vista Ŕ spettacolare.

Alle 14.30 la nave ha attraccato in prossimitÓ del tempio di Kom Hombo. La sua caratteristica principale Ŕ quella di essere consacrato a due divinitÓ contemporaneamente: Sobek (dio coccodrillo) ed a Haroeris (dio falco). Nel tempio si notano diverse parti distinte ad esempio nella facciata si aprono due entrate, a ciascuna delle quali corrispondono prospettive di porte tra loro parallele che conducono ai due sacrari, ma per evidenziare l'abbinamento tra le divinitÓ esistono anche molti ambienti in comune. Fu costruito in epoca tolemaica quando Kom Hombo era la capitale di un "nomo" o provincia dell'Antico Egitto. Dopo la visita abbiamo acquistato nel mercatino vicino al tempio due tuniche bianche in cotone con ricami per il prezzo di lire egiziane 45.



Nel pomeriggio dopo il rientro in nave e la ripresa della navigazione il nostro gruppo si Ŕ riunito per fare le prove della recita prevista durante la festa della sera. Noi eravamo rientrati in cabina (Paolo aveva mal di gola) prima degli altri senza sentire, quindi, gli ultimi accordi. All'ora di cena ci siamo presentati in costume: uno con il camicione bianco egizio lungo fino ai piedi (Cristina) e uno con il pigiama fucsia con alfabeto geroglifico (Paolo). Appena entrati nella sala pranzo ci siamo accorti che eravamo gli unici. All'ultimo momento infatti gli altri avevano pensato di vestirsi solo dopo cena. I camerieri alla fine del pasto hanno spento le luci e suonando e cantando hanno portato su un carretto una bellissima torta con candeline fermandosi solo in alcuni tavoli per fare gli auguri. Noi sul momento non avevamo capito cosa stesse succedendo poi ci hanno fatto alzare e ballare insieme ad altre due coppie, una francese e una egiziana, intorno alla torta. Stavano festeggiando le coppie in viaggio di nozze, e noi, gli unici vestiti in modo pazzesco, siamo, per l'eternitÓ, rimasti immortalati nelle fotografie della coppia egiziana. La recita in serata, intitolata "Il Faraone triste" trattava del primo re gay della storia egizia.